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MARIO CAIZZONE, smentisce quanto scritto dai giornali a suo carico e che, ancora oggi, a distanza di ben 18 anni dai fatti menzionati (1993), viene indebitamente e pretestuosamente pubblicato sul WEB. EBBENE, PRECISO quanto segue:
INVECE, SINTESI Lo strano caso del dottor Caizzone Nel 1981 con in tasca una laurea in Economia e Commercio, Mario Caizzone lascia la Sicilia per Milano dove inizia l’attività di commercialista e, in pochi anni, si afferma professionalmente. Alla fine degli anni ’80, Caizzone inizia a collaborare con l’avv. Giovanni Quadri e incontra per la prima volta i soci Imprenori, Nosotti e Rivolta, già clienti dello Studio Quadri. Su consiglio di Quadri, Caizzone presta consulenza ad alcune società del Gruppo Imprenori, ricoprendo la carica di amministratore in alcune di esse. Il fallimento Imprenori
A febbraio 1993 il Gruppo Imprenori viene sottoposto a verifica dalla Guardia di Finanza. Nosotti e Rivolta incaricano Caizzone di seguire i rapporti con la GdF. All’esordio dell’attività di controllo, i militari della Guardia di Finanza formulano una richiesta in denaro per “addomesticare la verifica”. Caizzone informa i responsabili della società e la concussione non si concretizza. Caizzone consiglia anche di denunciare i finanzieri, ma i responsabili di Imprenori rifiutano, ritenendo la denuncia non conveniente. Caizzone si trova isolato di fronte alla polizia tributaria che avvia un comportamento vessatorio nei suoi confronti. Il calvario processuale
Nel primo interrogatorio Caizzone spiega al PM, dott. Galileo Proietto e al GIP, dott. Maurizio Gianesini, il tentativo di concussione dei militari della GdF, ma, gli inquirenti non mostrano interesse alcuno e non mettono neppure a verbale le sue dichiarazioni. Accanimento o studiata strategia?
In apparenza l’intera vicenda che vede coinvolto Caizzone può apparire semplicemente mala giustizia e accanimento verso un giovane professionista ingenuo e avventato. In realtà, in una visione più ampia e con alcuni elementi di giudizio in più, il quadro si compone ben diversamente. Il comportamento apparentemente distratto del Tribunale Fallimentare (che rifiuta di acquisire molti elementi d’indagine) ha come lato meno evidente l’attiva partecipazione di alcuni personaggi Imprenori. Grazie al loro intervento e spostando l’attenzione su vicende minori, come i ruoli (marginali) di Caizzone, le denunce e controdenunce alla GdF, si è reso possibile che circa 50 milioni di euro scivolassero verso un noto paradiso fiscale come Antigua. Per ragioni politiche e di immagine, si è preferito sorvolare sulla scarsa attenzione mostrata in questa vicenda da alcuni giudici del celebre pool milanese nei confronti di bancarottieri, Gdf e funzionari corrotti. MEMORIA Mario Caizzone è nato a Barcellona Pozzo di Gotto il 19 maggio 1958. Nel 1981, dopo la laurea in Economia e Commercio, lasciò la Sicilia trasferendosi a Milano con lo scopo di sviluppare ulteriormente le proprie opportunità di lavoro. Iniziò, infatti, la sua attività di commercialista e in pochi anni si affermò professionalmente con l’avvio di un proprio ufficio di consulenza e gestione societaria. Fra i clienti del dott. Caizzone vi era la società Cimo Sim Spa che, a sua volta, possedeva il 100% della Sirio Fiduciaria Spa. Caizzone ricopriva la carica di sindaco effettivo nella Cimo, mentre era amministratore delegato della Sirio. A sua volta, la società Cimo era partecipata da alcune banche. Alla fine degli anni ’80 Caizzone conobbe l’avv. Giovanni Quadri, con il quale instaurò un rapporto di collaborazione professionale. A seguito dell’assistenza professionale prestata al dott. Roberto Pastori (socio al 33% della Salvit Spa), in occasione della vendita della sua partecipazione al Gruppo Imprenori, incontrò per la prima volta i soci del Gruppo Imprenori, Nosotti e Rivolta - già clienti dello Studio Quadri -. Successivamente, la società Salvit Spa entrò a far parte del Gruppo Imprenori (la Salvit, all’epoca dell’acquisizione, era una società con bilanci in attivo e con una buona reputazione). Caizzone non ricoprì mai alcun incarico nella Salvit (mentre, inspiegabilmente, sui verbali della Guardia di Finanza, che poi sono stati ripresi dal PM, erroneamente venne indicato quale sindaco effettivo della società). Dopo l’acquisizione della Salvit Spa, su sollecitazione dello Studio Quadri, Caizzone prestò delle consulenze in ambito societario per alcune società del Gruppo Imprenori (All. 1). In tale periodo, ricoprì la carica di amministratore nelle seguenti società: Cristallo Srl, Vismara Srl e Tredil Srl. La Cristallo Srl era proprietaria di un consistente cespite immobiliare (terreni) a San Donato Milanese e Ronco di Poasco; la Vismara Srl era proprietaria di un terreno in Abbiategrasso (ex proprietà Somaini); la Tredil Srl era proprietaria di un immobile in via Lorenteggio. In quel periodo, il Gruppo Imprenori veniva seguito ed organizzato professionalmente e di fatto dallo Studio Quadri, dallo Studio della rag.ra Rosaria Stancampiano, dallo Studio del dott. Aldo Sosio e da altri studi, di cui Caizzone non ricorda il nome, che seguivano altre attività del Gruppo Imprenori ed, a quel tempo, al sottoscritto non note (cooperative, costruzioni, ecc). Sia l’avv. Quadri, che la rag.ra Stancampiano ed il dott. Sosio ricoprivano la carica di sindaci nelle società del Gruppo. La parte amministrativa e fiscale veniva seguita dai predetti, nonché dal rag. Pirovano, dalla rag.ra Daniela Nosotti e dalla rag.ra Marinella Cipollone, tutti interni alla struttura dell’azienda. Successivamente, nel 1992, si aggiunse, alla citata compagine professionale, anche il rag. Giuseppe Cappanera (vedi All. 2 – interrogatorio del rag. Giuseppe Cappanera e della rag.ra Marinella Cipollone nel processo all’avv. Giovanni Quadri - la rag.ra Cipollone, nell’interrogatorio, affermava falsamente che il dott. Caizzone fosse sindaco dell’Imprenori – All. 2.bis). A febbraio 1993 il Gruppo Imprenori venne sottoposto ad una verifica della Guardia di Finanza, condotta dal Comando di Magenta; ma, poiché alcune società del Gruppo avevano sede a Milano, Bologna e Bergamo, intervennero nella verifica anche altri comandi. Da subito, Nosotti e Rivolta incaricarono Caizzone di seguire i rapporti con la Guardia di Finanza nell’ambito della verifica e, nello stesso tempo, incaricarono il rag. Pirovano, responsabile amministrativo insieme alla rag.ra Stancampiano, di firmare i rapporti giornalieri. Nei primi giorni dell’attività di controllo, i militari della Guardia di Finanza si proposero con una richiesta di denaro per, a loro dire, “addomesticare la verifica”. Caizzone informò della richiesta tutti i responsabili della società; ma la concussione non si concretizzò. Infatti, da subito Caizzone consigliò di denunciare i finanzieri, ma i responsabili del Gruppo Imprenori dissentirono dall’indicazione, probabilmente perché essi non ritennero “conveniente”, sulla scorta di loro riserve, procedere a denuncia. Per cui Caizzone si trovò isolato di fronte alla polizia tributaria che, a quel punto, instaurò con lo stesso uno spregiudicato comportamento vessatorio. A dicembre 1993 fallirono le società Salvit Spa ed Imprenori Spa; venne nominato, quale Giudice Delegato, la dott.ssa Alida Paluchowski. Per la Salvit venne nominato Curatore la dott.ssa Carmen Gocini (poi arrestata per altre vicende processuali e quindi sostituita da altro Curatore; mentre l’inchiesta venne condotta dalla dott.ssa Giulia Perrotti, già Giudice Delegato in servizio nella Sezione Fallimentare del Tribunale di Milano) e per la Imprenori il dott. Giuseppe Ugo. A seguire, fallirono anche le altre società del Gruppo (vedi All. 11 - esposto alla sezione fallimentare del Tribunale di Milano). Il 22 aprile 1994 i soci Nosotti e Rivolta vennero arrestati, mentre Caizzone, l’avv. Quadri e altri vennero posti agli arresti domiciliari. Da subito, durante l’interrogatorio, Caizzone cercò di spiegare sia al PM, dott. Galileo Proietto, che al GIP, dott. Maurizio Gianesini, il tentativo di concussione intrapreso dai militari della GdF, ma, entrambi gli organi inquirenti non mostrarono interesse alcuno alle dichiarazioni di Caizzone ed, infatti, non procedettero a redigere il relativo verbale. Nel 1995 il dott. Caizzone presentò formale denuncia - raccolta dal Comando dei Carabinieri di Milano - nei confronti dei militari della GdF, nei confronti del PM dott. Galileo Proietto e del GIP dott. Maurizio Gianesini. La denuncia nei confronti della GdF venne archiviata dal PM dott. Paolo Ielo, mentre Caizzone venne perseguito d’ufficio per calunnia e rinviato a giudizio; in questo giudizio il dott. Paolo Ielo interveniva come PM, nonostante Caizzone l’avesse denunciato per le inerzie nella citata indagine contro i finanzieri. In data 27 novembre 2001, Caizzone veniva assolto in primo grado per il processo per calunnia nei confronti dei finanzieri - N.B. attivato dal PM Paolo Ielo - (All. 3); in data 5 aprile 2007, nonostante l’appello del PM, la Corte rigettò l’impugnazione e confermò l’assoluzione di primo grado, cosicché l’assoluzione diventò definitiva (All. 4). La denuncia nei confronti dei magistrati, presso il tribunale di Brescia, venne archiviata, nonostante il PM dott.ssa Borio non abbia mai sentito Caizzone; invece, quest’ultimo veniva iscritto d’ufficio indagato ancora per calunnia: il processo si concluse il 4 novembre 1999 con l’assoluzione di Caizzone (All. 5). Nel 1996, nel procedimento Imprenori, il PM dott. Galileo Proietto venne sostituito dalla dott.ssa Giulia Perrotti. Nel febbraio 1998, durante il primo interrogatorio di garanzia, di fronte alla dott.ssa Perrotti e alla presenza degli stessi finanzieri denunciati, Caizzone riuscì a fare prendere atto agli inquirenti di non essere stato sindaco della Salvit Spa (società particolarmente coinvolta nell’ipotesi di reato – fatture e cambiali false – come Caizzone evidenziò durante lo svolgimento del processo). Il 23 dicembre 1998, Caizzone rinunciò all’udienza preliminare e chiese il giudizio immediato nell’ambito del processo Imprenori (All. 6). Il 27 novembre 2001, come già detto, venne assolto in primo grado nel giudizio per calunnia; in tale procedimento, nella fase inquisitoria condotta dal PM, sempre la Guardia di Finanza veniva incaricata per l’indagine, nonostante alcuni elementi dello stesso Corpo fossero stati denunciati per concussione. Nel 2005 venne definito il giudizio di primo grado del Gruppo Imprenori che condannò Caizzone quale sindaco (non lo era mai stato), ad anni tre, per alcuni dei reati contestati, e ad anni cinque i soci Nosotti Felice e Rivolta Piergiorgio. Il 5 aprile 2007 la Corte d’Appello confermò l’assoluzione nel giudizio per calunnia (denuncia contro Finanzieri). Il 30 settembre 2009 Caizzone fece istanza alla Corte d’Appello di Milano di prosecuzione procedimento e fissazione udienza nell’ambito del processo “Gruppo Imprenori” (All. 7). Il 2 dicembre 2010 dichiarò di rinunciare alla prescrizione consolidatasi nel processo “Gruppo Imprenori” (All. 8), chiedendo di essere giudicato nel merito nonostante l’avvenuta prescrizione di tutti i reati. A seguito della rinuncia è stata fissata l’udienza di prosecuzione del giudizio per il 18 marzo 2011. Sin dall’inizio della verifica da parte della GdF sul Gruppo Imprenori vi era un interesse contrapposto tra Caizzone e i soci ed alcuni professionisti del Gruppo, in quanto:
Richiesta di risarcimento danni da parte della procedura:
Il dott. Caizzone cercò, in tutti i modi, di collaborare con il dott. Giuseppe Ugo, Curatore dei vari fallimenti, dichiarandosi disponibile anche a formale interrogatorio, nell’intento sia di chiarire la sua posizione personale, che di tutelare l’interesse della massa dei creditori, potendo fornire indicazioni sull’esistenza dei beni in modo da scongiurare possibili distrazioni degli stessi. Ad oggi, nonostante dalla visura presso la Camera di Commercio di Milano non risulti che Caizzone abbia mai ricoperto un incarico nella società Imprenori Spa (All. 10 – visura storica Imprenori Spa), si continua a ritenerlo amministratore del predetto Ente. Il 17 novembre 2009, Caizzone presentò un esposto ben dettagliato all’attenzione del Presidente della Sezione Fallimentare del Tribunale di Milano, dott. Filippo Lamanna (All. 11). Dopo un incontro con il predetto, gli venne comunicato dallo stesso, sulla scorta delle memorie allegate dalla dott.ssa Caterina Macchi (attuale Giudice Delegato del Fallimento del Gruppo Imprenori), che non avrebbe dato corso all’esposto (All. 12). Il 29 aprile 2010 Caizzone depositò una breve memoria di replica sempre all’attenzione del dott. Lamanna (vedi All. 12). Il 21 febbraio 2011 presentò una richiesta di informazioni per conoscere le fonti da cui la dott.ssa Macchi (Giudice Delegato) abbia dedotto le affermazioni non corrispondenti ai fatti, citati dalla stessa nella relazione rivolta al Presidente di sezione (vedi All. 12). Concludendo, lo scopo degli esposti del dott. Caizzone, presentati presso la sezione Fallimentare, è il seguente:
Ovviamente, per individuare la sottrazione dei beni al patrimonio fallimentare, attraverso soci occulti e prestanome degli stessi Nosotti e Rivolta, sarebbe necessario avere accesso alla documentazione relativa alle procedure fallimentari nella sua completezza. Con i predetti soggetti, in merito alla sottrazione dei beni - prima dei fallimenti, durante e dopo -, hanno probabilmente collaborato gli imprenditori Giancarlo Sterza (Sogef Spa), Giampietro Rognoni, Mario Beltrame, Pietro Oldini, l’avv. Giovanni Quadri e l’avv. Carlo Postizzi - protagonista e compartecipe nell’affare Antigua -, anche attraverso fiduciarie (vedi All. 14 – lista soggetti coinvolti nel fallimento Imprenori). Quindi, è inevitabile sospettare che Nosotti Felice e Rivolta Piergiorgio, con il patrimonio distratto al Gruppo Imprenori, abbiano iniziato l’attività ad “Antigua”. In questa attività, probabilmente, hanno dato il loro contributo i collaboratori storici, rag.ra Marinella Cipollone e rag. Giuseppe Cappanera. SINTESI DELLA VICENDA PROCESSUALE DI CAIZZONE
Dal 05/02/1993 al 18/03/2011 sono passati ben 18 anni ed ancora il procedimento si deve concludere (presumibilmente tra circa altri 3 anni) in attesa della pronuncia della Corte di Cassazione a cui Caizzone ha proposto ricorso avverso la sentenza di 2° grado. Per un professionista un’attesa processuale di tale durata, di per se, a prescindere dagli esiti dei processi, equivale già a condanna. |
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